Poi co dicono che non siamo al passo con i tempi ma soprattutto allo stesso passo delle altre nazioni Europee.
Davanti a me ho ben tre articoli di altrettanti giornali:
- Il Domani: Nasce la radio on-line per non perdersi nella foschia
- Affari Finanza: Supporti audiovisivi su Internet Nasce “ShareMedia Web Television”
- Corriere Economia: Si diffonde il marketing virale
Allora, la web-radio è in attività da oltre 5 anni e spesso ci sono state lotte tra Siae ed Editori Liberi per il semplice fatto che questi piccoli ed ignari webmaster hanno “azzardato” (nel senso buono ovviamente) l’idea di pubblicare sui loro siti internet una radio violando il diritto d’Autore; ma nessuno comunica questi eventi? si pensa solo di mascherare la pubblicità verso un’idea vecchia? ci prendono per i fondelli a noi blogger?
Punto secondo: ora la Rai si mette a fare WebTV grazie ad un progetto sperimentale con ShareMedia.
Personalmente identifico l’IPTV come uno spazio libero di interazione tra editori ed utenti, grazie alla quale è possibile vedere cosa,quando,come,dove voglio. Va a finire che dovremmo pagare anche il Canone TV o meglio il Canone IPTV.
Corriere Economia: Si diffonde il marketing virale
Meno male che la Stampa è riuscita a tirar fuori una notizia seria su un processo marketing così complesso.
Beh a dire la verità è stato Mauro (che saluto) a non far cadere nel banale il Viral Marketing.
Concludo subito, come avete notato le news citate fanno riferimento a processi/fatti/eventi “vecchi”; il termine “vecchio” è stato filtrato e scorporato da tutta la filiera socio-temporale che differenzia un giornale dal blog.
complimenti, siamo indietro di almeno 5 anni!
P.S. vi lascio all’articolo di Corriere Economia….oops mi sono accorto che non posso linkare la fonte…non hanno un sito o forse non lo trovo! :-)
Osservo quanto viene speso in pubblicità e mi stupisce che la gente creda ancora di ottenere un ritorno da questi investimenti». È una battuta attribuita a Howard Schultz, fondatore e presidente della catena di bar Starbucks, e che trova qualche conferma nella realtà. Il fatturato pubblicitario nel 2005 è cresciuto negli Stati Uniti del 3,9%, deludendo le aspettative degli analisti; in Italia i risultati, +2,8%, sono stati ancora più modesti. Questi dati non tengono però conto di un nuovo fenomeno, di nicchia ma - dicono gli esperti - dalle grandi potenzialità, battezzato marketing virale. Definito dall’enciclopedia online Wikipedia quell’«insieme di tecniche marketing che sfruttano reti sociali preesistenti per far crescere in maniera esponenziale la consapevolezza di un dato marchio e autoreplicandosi in un processo simile alla diffusione dei virus», il marketing virale è, più banalmente, un passaparola. Le sue grandi potenzialità derivano da Internet dove le parole, si sa, corrono. E dove i casi di marketing virale cominciano, in effetti, a essere numerosi. In principio fu Hotmail, il servizio di e-mailing di Microsoft, che in calce ad ogni suo messaggio invitava i lettori ad iscriversi alla nuova posta elettronica gratis. «Il viral marketing è una tecnica tendenzialmente spontanea e disinteressata: un vero e proprio passaparola che, grazie a Internet, si propaga alla velocità della luce». Mauro Lupi è un esperto, interessato, del nuovo fenomeno mediatico. Interessato perché la Admaiora, da lui fondata e amministrata, è una piccola azienda di pubblicità online attiva anche nel settore virale; inoltre, Lupi ha un blog , il «Mauro Lupi’s blog». «Le aziende - spiega - si sono accorte della potenzialità di questo mezzo e lo vogliono in qualche modo sfruttare». In primavera la prima fase di una campagna pubblicitaria italiana ruotava attorno al blog «themonster.it», realizzato proprio dalla Admaiora e incentrato sulla figura di un personaggio misterioso travestito da lucertola gigante che quest’estate gironzolava, pare, in qualche città. I lettori del blog erano invitati a segnalarne gli avvistamenti. È nata così una comunità di fan del mostro, fino a quando non è stato svelato l’arcano: si trattava della nuova pubblicità Heineken, per conto della quale l’azienda di Lupi aveva curato gli aspetti tecnici del blog . «Il meccanismo - così Andrea Signori, responsabile della comunicazione di Admaiora - ha contribuito a creare nel pubblico una certa curiosità». Anche Signori è, nel suo piccolo, una voce autorevole. Oltre a lavorare per Lupi, cura un blog dal titolo esaustivo (www.marketing-virale.com). «Tra i casi di marketing virale - dice - i fallimenti sono in realtà molto più numerosi dei successi». Questo spiegherebbe una certa diffidenza da parte delle grandi imprese. Anche perché il messaggio, che deve raggiungere all’improvviso e colpire con forza l’immaginazione dei consumatori, rischia anche di non andare a segno: in una società mediaticamente ricchissima come la nostra, può sempre restare sommerso nei flussi di informazione e stimoli, finendo così per scomparire nel nulla. A Orlando, in Florida, si è svolta da poco una conferenza intitolata «Word-of-mouth basic training», rivolta alle aziende e dedicata al passaparola come medium pubblicitario. Ma, a giudicare dalla cronaca che ne ha fatto il « New York Times », non tutte le aziende si sono convinte della bontà di questo nuovo strumento. Anche perché, talvolta, lo strumento può avere l’effetto di un boomerang. Ne sa qualcosa Pentium III, il microprocessore messo in difficoltà dalla notizia di un suo difetto che fu scoperto e diffuso nel mondo attraverso i forum di discussione. L’ hi-tech è proprio uno di quei campi in cui il passaparola online sembra più a suo agio. I blog dedicati a gadget tecnologici dilagano e sono spesso ritenuti più attendibili della stampa specializzata. E, così, può succedere che un prodotto abbia fortuna, come anche che venga stroncato inesorabilmente.
ULTIMO AGGIORNAMENTO
Il Corriere Economia è l’inserto del Corriere della Sera…ovviamente poco pubblicizzato sul web.